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Il quotidiano La Provincia Pavese ha raccolto le reazioni dell’Oltrepò Pavese del vino alla scomparsa di Carlo Boatti, patron della Cantina Monsupello, morto all’età di 77 anni.
Così Paolo Massone , presidente del Consorzio tutela vini: «Per i viticoltori dell’Oltrepò il “Carletto” era e resterà unico. La Denominazione deve dire addio a un grande viticoltore, tra i fondatori del Consorzio e del moderno Oltrepo del vino. I suoi sforzi e i suoi successi lo renderanno un protagonista indimenticabile». Carlo Alberto Panont , direttore del Consorzio, si stringe attorno alla famiglia: «Sono dispiaciutissimo per la moglie e i figli, perché la morte di un papà così dev’essere certamente un dolore enorme, un vuoto difficile da colmare». Fabrizio Marzi , enologo della Cantina Travaglino ne fa un simbolo: «Sicuramente gli va riconosciuto un grande merito, fuor di retorica. Era un uomo lungimirante. Già trent’anni fa aveva capito che l’Oltrepo doveva puntare in alto. Monsupello, con il suo blasone, è la miglior testimonianza delle fatiche di un uomo che è saputo passare dalle parole ai fatti. Servivano almeno cinquanta Carlo Boatti, la nostra storia sarebbe cambiata». Francesco Cervetti , direttore della cantina Marchese Adorno annota: «Carlo Boatti è stato un pioniere per quanto concerne la grande enologia di qualità, sapeva farla brillare. Lo ricorderemo tutti come uno dei primi dirigenti del Consorzio, da sempre impegnato nel rilancio dell’Oltrepo sotto il profilo qualitativo. Era un punto di riferimento per tutti. Senza esagerare lo si può definire l’Angelo Gaja dell’Oltrepo. Per fama, convizione e stile non era secondo a nessuno». Colpito e commosso anche Giancarlo Vitali , presidente di La Versa, raggiunto dalla notizia durante una trasferta di lavoro a Londra: «Un uomo di grande spessore, un pioniere del vino di qualità capace di imporsi sul mercato. Credo che l’ultima sua apparizione in pubblico sia quella di qualche tempo fa a Milano quando fui premiato alla memoria per il suo impegno nel campo dello spumante, il duca Antonio Denari. Due figure nobili che ora dobbiamo ricordare e onorare». Livio Cagnoni (direttore Terre d’Oltrepo) aggiunge: «L’Oltrepo ha perso un pilastro, un uomo che ha fatto conoscere l’enologia della provincia di Pavia nel mondo. L’avevo sentito poche sere fa, non era uno che si lamentava, sapeva sempre buttare il cuore oltre l’ostacolo. E’ stato in azienda fino all’ultimo, cercando di passare il suo patrimonio di cultura e di esperienze al figlio Pierangelo. Siamo vicini a lui, alla sorella, alla mamma e a tutti i parenti». Per Mario Maffi , enologo e grande conoscitore dell’Oltrepo del vino non ha dubbi: «Un grande. Un personaggio unico. Il suo nome è legato alle battaglie per dare dignità vera all’Oltrepo. Storiche le sue battaglie a fianco del duca Antonio Denari». Guerrino Saviotti , direttore di Torrevilla: «Carlo, oltre come amico sincero, lo ricordo come uomo dotato di tanta saggezza e di una memoria eccezionale. Non aveva bisogno del computer, ricordava tutti i suoi clienti. Era eccezionale. Poteva dare ancora tanto alla sua azienda e all’Oltrepo». Un nome ben noto oltre i confini locali del vino. Marco Sabellico , curatore della celebre guida del Gambero Rosso lo ricorda così: «Carlo Boatti ha avuto il grande merito di aver creduto nelle potenzialità dell’Oltrepo prima di tutti gli altri. Tutte le conquiste recenti le aveva previste. Ha creato una azienda moderna in una terra dove esistevano solo le grandi cooperative. Aveva una straordinaria coscienza della qualità, le sue cuvée metodo classico si sono imposte in Italia e non solo». Restano a ricordarlo anche le parole che Carlo Boatti stesso ha scritto nell’home page del sito internet dell’azienda Monsupello: «Il vino è un miracolo della natura coadiuvata dall’intelligenza e dalla fatica dell’uomo. E’ cultura, è storia, in una parola è civiltà…il vino!». Il vino: natura, fatica e intelligenza. La ricetta-eredità di un maestro per farlo bene.
 Carlo Boatti (Monsupello)
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